LA DIAGNOSI DEI CAPILLARI LINFATICI
Data la complessità della materia da descrivere, ci limiteremo qui a fornire notizie di ordine generale e descrittivo delle principali metodiche diagnostiche utili a valutare le malattie del sistema linfatico.
  • Linfografia “diretta” Si tratta di una metodica diagnostica invasiva, contrastografica, che si usa per esaminare il sistema linfatico. La metodica consiste nell’iniettare un “contrasto” iodico-oleloso direttamente in un vaso linfatico in modo che i vasi linfatici ed i linfonodi divengano poi visibili ai raggi X. Essa fornisce dati riguardanti il numero, il calibro, il decorso, le modalità di deflusso linfatico e le connessioni linfo-venose.
  • Linfografia indiretta  Consente la opacizzazione dei cosiddetti linfatici iniziali e quindi dei collettori periferici, ed è ottenuta utilizzando una infusione intradermica del mezzo di contrasto idrosolubile linfotropo. Per le caratteristiche del contrasto è possibile ottenere la visualizzazione dei collettori linfatici solamente in prossimità della sede di infusione mentre non è possibile alcuna opacizzazione dei linfonodi tributari.
  • Linfografia radioisotopica  Questo tipo di linfografia è una metodica alternativa di studio del sistema linfatico visti i limiti della linfografia. La tecnica si basa sull’impiego di isotopi radioattivi incorporati in “radiopreparati” ed appositamente approntati per ricerche di tipo morfologico e funzionale. Una volta che il radioisotopo è stato introdotto nell’organismo occorre “rilevare”, registrare e misurare le radiazioni che emette e che fuoriescono dal corpo. Un rilevatore di radiazioni permette di fornire in tempi brevissimi la “mappa” della distribuzione del radioisotopo in una parte del corpo. Il sistema “rilevatore” è costituito da gamma-camere apposite, ed il radiopreparato più utilizzato è il Tecnezio 99m grazie alla sua breve emivita ed “energia fotonica gamma-ideale”. Va precisato che la linfografia e la linfoscintigrafia non sono metodiche concorrenziali maesse sono metodiche che si completano a vicenda dando ciascuna risposte a domande diverse, ragion per cui entrambe occupano un posto ben definito e preciso nel procedimento diagnostico del linfedema.
  • Destrano marcato con Tecnezio Esso rappresenta il radiofarmaco più “adatto” alla linfoscintigrafia perché “scompare” dal punto di introduzione esclusivamente attraverso la via linfatica, mantiene il flusso linfatico “ideale” ed ottimale e non induce il fenomeno della fagocitosi (sequestro e distruzione di materiale “estraneo” da parte di specifiche cellule). Non essendo legato alle proteine del plasma, il destrano si distribuisce solo nel cosiddetto “interstizio” (Matrice Extracellulare) mantenendo in tal modo ottimale il flusso linfatico che si andrà ad analizzare specificamente. In aggiunta, il destrano presenta una radioattività relativamente bassa, il che consente di poter effettuare esami seriati in brevi intervalli di tempo. Il destrano può anche essere utilizzato per differenziare il linfedema primario da quello secondario.
  • Risonanza magnetica nucleare del sistema linfatico Uno dei vantaggi di questa sofisticata metodica è dato dal fatto di poter avere una visualizzazione “multipiano” delle regioni sottoesame, così che nella pratica clinica vengono comunemente utilizzati almeno due assi, ottenendo così immagini multiplanari estremamente rappresentative delle aree indagate.
  • Farmacolinfografia Si tratta di una metodica linfografica “complementare” nello studio del sistema linfatico. Tutta una serie di preparati chimici ben definiti in medicina porta ad una “contrazione” e ad un “rilasciamento” dei vasi linfatici, di modo che è anche possibile “preparare” i vasi linfatici alla introduzione del liquido per la linfografia. Il miglior riempimento dei vasi linfatici che si ottiene sotto l’azione di alcune sostanze farmacologiche consente un netto miglioramento della immagine del sistema linfatico, del tono dei vasi linfatici e permette inoltre di eliminare lo spasmo dei linfatici. Questa metodica riesce ad evidenziare le cosiddette “vie linfatiche secondarie” (fondamentali per una accurata valutazione della “riserva funzionale” linfatica” che a sua volta è un importantissimo parametro di “prognosi” nel linfedema).
  • Xeroradiografia E’ una tecnica di esame che si basa sul principio fotoelettrico. Nel caso di linfedema, permette una piùprecisa valutazione del “grado di cambiamento fibroso” del tessuto linfedematoso, risultando fondamentale nella indagine di “estensione” del tessuto fibroso: in questo modo questa metodica è utile non solo per la diagnosi ma anche per la valutazione “a distanza di tempo” dell’efficacia della terapia. A “sfavore” di questa metodica gioca la notevole quantità di radiazioni usate durante l’esame per ottenere un ottimo risultato.
  • Tonometria del tessuto Una obiettiva misurazione della “elasticità” del tessuto è di fondamentale importanza per la valutazione clinica del linfedema delle estremità, ed a tale scopo viene utilizzato il “tonometro”. La tonometria tissutale trova la sua collocazione nell’ambito della diagnostica della fase “latente” (silente, senza segni evidenti e quindi più ingannevole) del linfedema, esattamente quando l’elasticità del tessuto risulta essere diminuita ancora prima della comparsa dell’edema e del gonfiore. Il metodo è anche indicato per valutare la ripresa della elasticità del tessuto dopo la terapia assunta dal paziente. Purtroppo tale metodica clinica non viene ampiamente utilizzata nella comune pratica medica.
  • Termografia Essa si basa sulla registrazione dell’emissione “infrarossa” del manto cutaneo, emissione che rispetta fedelmente i continui cambiamenti del circolo sanguigno periferico in seguito alle continue modificazioni delle necessità dell’organismo. La termografia dei tessuti offre dati in casi di esami del linfedema delle stremità quando su tutta la superficie dell’edema si rileva una diminuzione della temperatura: in tal caso è ben visibile sul “termogramma” il confine che corrisponde al “blocco” dei vasi linfatici principali. Tuttavia un termogramma positivo non è sempre indicativo di disturbo del circolo linfatico, inoltre alcuni errori di interpretazione possono essere determinati dallo spessore eccessivo del tessuto adiposo sottocutaneo, da processi flogistici superficiali o dalla presenza di lesioni flebopatiche (dei vasi sanguigni) di tipo ulcerativo.
  • Tomografia computerizzata (Tac-scan) Le grosse capacità delle apparecchiature di “quarta generazione” permettono di misurare con estrema precisione lo spessore della cute e del tessuto sottocutaneo così come il grado di fibrosi. La Tac-scan permette di valutare meglio la “distribuzione” dei liquidi nei tessuti e lo stato dei linfonodi, dimostrandosi utile nella definizione “eziologica” (della causa) del linfedema secondario. Le maggiori difficoltà si incontrano in casso di edema dovuto non solo a problemi linfatici ma a problemi misti di tipo sia linfatico che venoso (la stragrande maggioranza). Anche questa metodica non risulta essere molto usata nella comune pratica clinica.
  • Ecotomografia Consiste nello studio ad ultrasuoni dei tessuti superficiali e delle linfoghiandole con sonde “settoriali” a ben precisa frequenza (7,5 MHz). La ecotomografia si sta dimostrando un mezzo diagnostico sempre più largamente utilizzato nello screening dei linfedemi in particolare di quelli degli arti inferiori, sia per la ricerca scientifica sia in ambito prettamente clinico: essa, se ben condotta ed interpretata, fornisce anche notizie sulla “organizzazione tissutale” del linfedema, spingendosi fino alla differenziazione dei linfedemi “duri” da quelli “molli”. Tale metodica non invasiva consente anche di studiare la gravità del linfedema, la scelta del trattamento terapeutico ed il risultato da esso ottenuto per la facile ripetibilità dell’esame.
  • Esame genetico Si tratta di un esame che ha lo scopo di dimostrare una eventuale “causa” di tipo genetico (mutazione nel cariotipo) nei casi di linfedema in età pediatrica o congenito: in queste situazioni è sempre opportuno sospettare tale opportunità “ereditaria”. E’ necessario esaminare sempre anche i genitori. Una mutazione cromosomica è importante non solo per una precisa diagnosi e classificazione della linfangiopatia primaria, ma anche per la prognosi di alcuni tipi di linfedema congenito.

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